LinkedIn è diventato un posto strano.
Non brutto, non inutile… ma svuotato.
Un tempo era un luogo dove si parlava di lavoro.
Oggi è diventato un teatro.
Un teatro dove tutti vendono, ma pochi sanno davvero cosa significa vendere.
E la cosa più grave è questa:
non è più il risultato che conta, ma la narrazione.
Oggi apri LinkedIn e trovi storie perfette.
Persone che raccontano come hanno “rivoluzionato” qualcosa, come hanno “imparato una lezione incredibile”, come hanno “scoperto il vero significato della vendita”.
Poi vai a fondo, e ti rendi conto che dietro c’è poco.
Molto poco.
Il problema non è nemmeno il contenuto motivazionale.
Il problema è che si è iniziato a romanzare tutto.
Qualsiasi cosa.
Anche il lavoro più semplice diventa un racconto epico.
Anche il gesto più normale diventa una “lezione di vita”.
Ma raccontare meglio una cosa… non la rende più vera.
E soprattutto non la rende più utile.
E qui arriviamo al punto centrale:
la vendita.
Oggi la vendita è diventata quasi un concetto filosofico su LinkedIn.
Empatia, ascolto, connessione, valore…
Parole giuste, per carità.
Ma usate nel modo sbagliato.
Perché chi vende davvero lo sa:
la vendita non è quello che scrivi.
È quello che chiudi.
È il cliente che resta.
È il cliente che paga.
È il cliente che torna.
Tutto il resto è rumore.
Qualche giorno fa mi è capitato un caso emblematico.
Uno di quei “venditori LinkedIn”.
Profilo perfetto.
Post perfetti.
Storytelling impeccabile.
Mi scrive.
Parte subito con un messaggio costruito, quasi teatrale.
Empatia finta, domande studiate, tono da manuale.
Lo fermo.
Gli faccio due domande semplici:
– Quanti clienti hai chiuso questo mese?
– Quanto fatturato hai generato?
Silenzio.
Poi una risposta vaga.
Giri di parole.
Nessun numero.
E lì capisci tutto.
Perché puoi raccontarla come vuoi, puoi scrivere i post più belli del mondo, puoi ricevere 1000 like…
Ma poi arriva sempre quel momento lì.
Quello reale.
Quello dove non conta cosa hai scritto,
ma cosa hai portato a casa.
E alla fine gliel’ho detto chiaro:
“Puoi fare tutto quello che vuoi su LinkedIn.
Puoi raccontarti, costruirti, posizionarti.
Ma poi la domanda è una sola:
il cliente è soddisfatto?
Tu hai chiuso?
Quanto hai portato a casa?”
Perché è lì che si misura tutto.
LinkedIn oggi ha un problema enorme:
premia chi racconta meglio, non chi lavora meglio.
E questo crea una distorsione pericolosa.
Le persone iniziano a credere che vendere significhi comunicare bene.
Che basti sembrare competenti.
Che basti costruire un personaggio.
Non è così.
Vendere è scomodo.
È concreto.
È fatto di numeri, rifiuti, trattative vere.
Non è un post.
E finché continuiamo a trasformare la vendita in uno spettacolo,
LinkedIn resterà quello che sta diventando sempre di più:
un cimitero di venditori.
Pieni di parole.
Vuoti di risultati.
Se vuoi usarlo davvero, LinkedIn non va abbandonato.
Va ripulito.
Meno storytelling inutile.
Più realtà.
Meno personaggi.
Più persone.
Meno ego.
Più risultati.
Perché alla fine, fuori da LinkedIn,
il mercato non legge i post.
Compra.

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